Oltre il mito del lassismo: la verità sulla disciplina dolce
Disciplina dolce, educazione gentile, rispettosa, consapevole: tanti modi per sottolineare la necessità di un cambio di rotta rispetto ai metodi educativi del passato.
Oggi abbiamo la fortuna di conoscere meglio lo sviluppo dei bambini, sappiamo bene i tempi di sviluppo e di apprendimento e soprattutto ci confrontiamo ogni giorno con i risultati ottenuti dalla pedagogia nera fatta di punizioni e minacce.
L’educazione gentile viene facilmente contrapposta all’educazione autoritaria con cui molti di noi sono cresciuti. Punizioni, urla e minacce lasciano posto all’ascolto, alla comprensione e alle conseguenze. Ci viene chiesto di comprendere le naturali difficoltà dei bambini accogliendole con amorevole fermezza.
Forse è proprio la mancanza di punizioni e minacce che crea in noi confusione. Come possiamo essere gentili, amorevoli e dolci ponendo limiti e regole nel rispetto del bambino!?
Chi abbraccia questa metodologia senza un lavoro concreto a sostegno della scelta, finisce per muoversi in uno scenario confuso e nebbioso in cui la figura genitoriale assume le forme di un amico, le regole sono consigli non richiesti a cui si può facilmente fare a meno, tanto poi non ci sono conseguenze né punizioni.
Così crescono bambini che non hanno mai avuto limiti perché il genitore non ha mai avuto il coraggio di gestire e affrontare le crisi che ne sarebbero seguite a causa dell’angoscia di creare traumi e sofferenze alla creatura.
Immaginiamo la genitorialità come un aereo.
I genitori sono i piloti e i figli passeggeri.
Mettendoci alla guida di un aereo dovremmo mettere in conto la certezza di incontrare delle turbolenze durante il viaggio e il genitore deve dimostrare di essere un pilota sicuro di sè, consapevole e pronto ad affrontare la crisi.
Se i passeggeri urlano e corrono per il corridoio il pilota dovrà obbligarli a sedersi e allacciare la cintura di sicurezza perché fondamentali per la sicurezza.
“ Stiamo attraversando una turbolenza. I passeggeri devono rimanere al loro posto con la cintura ben allacciata”. Per fare questo il pilota dovrà essere autorevole e fermo.
Ora diamo un’occhiata agli altri scenari possibili:
Immaginate se davanti ad un turbolenza il pilota inizia a urlare e correre per il corridoio dell’aereo insieme ai passeggeri. Nessuno governa l’aereo e il disastro è imminente.
In alternativa il pilota può affacciarsi dalla cabina, e con tono gentile e sommesso dire “ Vi prego, state calmi e cercate di sedervi altrimenti vi farete male”. Nell’agitazione generale nessuno lo ascolterà.
Si può educare con dolcezza e fermezza
A sfuggirci è proprio la possibile e necessaria coesistenza tra dolcezza e regole, tenendo ben a mente che gentilezza non significa lassismo.
I bambini non hanno bisogno di genitori AMICI ma genitori che siano GUIDE sicure e affidabili, in grado di sostenere le difficoltà senza proteggere da ogni minima oscillazione. Perché regole e limiti sono fondamentali per la crescita, così come lo sono normali le crisi di rabbia davanti ad un NO. Educare con gentilezza e rispetto non significa evitare dispiaceri ai figli, ma insegnare loro come affrontarli dando valore e ascolto alla loro sofferenza.